“Burning Bright” è un extra che è stato rilasciato da Cassie un po’ di tempo fa del primo incontro con Tessa dal punto di vista di Jem (Clockwork Angel). Non è spoiler quindi :) Buona lettura
TRADUZIONE ALESSANDRA S.
Il violino del padre di Jem era stato fatto per lui dal liutaio Guarnieri, che aveva fatto violini per musicisti famosi come Paganini. In realtà Jem alle volte pensava che suo padre avrebbe potuto essere una sorta di Paganini lui stesso, famoso in tutto il mondo per come suonava se non fosse stato uno Shadowhunter. Uno Shadowhunter avrebbe potuto dilettarsi nella musica o nella pittura o nella poesia, soprattutto dopo il ritiro dal servizio attivo, ma prima di ogni cosa erano sempre Shadowhunters. Jem sapeva che il suo talento per il violino non era così grande come quello del padre – che gli aveva insegnato a suonare quando era ancora così giovane da avere problemi a bilanciare il pesante strumento – ma lui suonava per motivi che andavano ben oltre la sola arte. Questa sera si sentiva troppo male per raggiungere gli altri a cena – un dolore alle ossa e una stanchezza insinuante nelle membra – fino a che alla fine non aveva ceduto e aveva preso quel tanto che bastava di yin fen per sedare il dolore e sprizzare un pò di energia. Poi si era infastidito per la sua stessa dipendenza, e quando era andato a cercare Will, sempre la sua prima linea di difesa contro la dipendenza, il suo parabatai -ovviamente – non c’era. Fuori di nuovo, pensò Jem, a camminare per le strade come Diogene, anche se con uno scopo meno nobile. Perciò Jem si era ritirato nella sua stanza e al suo violino. Ora stava suonando Chopin, un pezzo originariamente per pianoforte che il padre aveva adattato per violino. La musica iniziava con morbidezza e montava in un crescendo, quello che avrebbe strappato da lui ogni grammo di energia, sudore e concentrazione, lasciandolo troppo esausto per sentire il desiderio della droga che pizzicava le sue terminazioni nervose come fuoco. Infatti, era uno dei brani con il quale il padre aveva corteggiato la madre prima che si sposassero. Il padre di Jem era romantico, la madre più pratica, ma la musica l’aveva commossa comunque. Suo padre aveva insistito che Jem lo imparasse – “L’ho suonato per la mia sposa, e un giorno, tu lo suonerai per la tua.” Ma io non avrò mai una sposa. Non lo pensava per autocommiserarsi. Jem era come sua madre: pratico per la maggior parte delle cose, anche la propria morte. Lui era in grado di tenere la questione a distanza ed esaminarla. Ognuno dei bambini dell’Istituto era stato particolare, pensò: Jessamine con la sua amarezza e la sua casa delle bambole, Will con le sue bugie e i suoi segreti, e Jem – la sua morte era solo un altro tipo di particolarità. Si fermò per un attimo, senza fiato. Stava suonando vicino alla finestra, dove era più fresco: aveva aperto un leggero spiraglio, e l’asprigna aria di Londra gli toccava le guance e i capelli come dita quando l’archetto si fermò nelle sue mani. Era in piedi in uno squarcio di chiaro di luna, argenteo come la polvere di yin fen. . . Strinse gli occhi chiusi e si è gettò, ancora una volta, nella musica, l’archetto che fendeva le corde come un grido. A volte il desiderio per la droga era quasi insopportabile, più forte del desiderio del cibo, dell’ acqua o dell’aria, dell’ amore. . . L’ho suonato per la mia sposa, e un giorno, tu lo suonerai per la tua. Jem si era aggrappato al quel pensiero ostinatamente. A volte si chiedeva come sarebbe stato guardare le ragazze come faceva Will, con i suoi occhi blu scuro che le passavano in
rassegna, dispensando insulti e complimenti a voce abbastanza alta da essere schiaffeggiato in quasi ogni festa di Natale. Desiderava compagnia occasionale, a volte, quando una bella ragazza flirtava con lui, o quando si sentiva particolarmente solo. Ma Jem non pensava, non poteva pensare alle ragazze in modo superficiale: supponeva che avrebbe potuto avere un storia, ma non era quello che voleva. Voleva ciò che suo padre aveva avuto – il tipo d’amore di cui scrivono i poeti. Il modo in cui i suoi genitori si guardavano l’un l’altro, la pace che li avvolgeva quando erano insieme. Un fac-simile dell’amore non gli avrebbe dato queste cose, e se ci avesse perso del tempo, avrebbe potuto perdere la sua occasione per quello vero – e non ne avrebbe avute molte. Una fitta lo attraversò appena il suo bisogno di droga aumentò, e lui ha accelerò il suo modo di suonare. Cercò di non guardare la scatola sul suo comodino. Era in momenti come questo che lui si chiedeva perché non prendesse manciate di droga tutta in una volta. La maggior parte di coloro che erano dipendenti dal yin fen lo prendeva senza limiti fino a morire per la sensazione di euforia data dal sentirsi instancabili e indomabili, di avere la forza e la potenza di una stella. Era quell’euforia che alla fine li uccideva, bruciando i loro nervi, schiacciando i polmoni e consumando i loro cuori.
A volte Jem si sentiva come se volesse bruciare. A volte non sapeva perché lottava, perché preferiva una lunga vita di sofferenza invece che una vita più breve senza dolore. Ma poi si ricordò che la mancanza di dolore sarebbe stata solo un’altra illusione: come la casa delle bambole di Jessamine, o le storie di Will sui bordelli e i locali del gin. E, ad essere davvero onesto, sapeva che ciò avrebbe esaurito le sue possibilità di trovare il tipo di amore che una volta avevano i suoi genitori. Per questo l’amore era ciò che era, non era così – ardere luminosi negli occhi di qualcun altro?
Continuò a suonare. La musica era montata in un crescendo. Lui respirava a fatica, il sudore permaneva sulla fronte e sulle clavicole, nonostante il freddo della sera. Udì il click della porta della sua camera che si apriva dietro di lui e il sollievo lo attraversò, anche se non smise di suonare. “Will”, disse dopo un momento. “Will, sei tu?” C’era solo silenzio, insolito per Will. Forse Will era infastidito per qualcosa. Jem abbassò il suo archetto e si voltò, accigliato. “Will – ” cominciò. Ma non era affatto Will. C’era una ragazza esitante sulla soglia della sua stanza. Una ragazza con una camicia da notte bianca con una vestaglia sopra. I suoi occhi grigi erano pallidi al chiaro di luna, ma calmi, come se nulla dell’ aspetto di lui la potesse turbare. Era la ragazza stregone, si rese conto all’improvviso, quella di cui Will gli aveva parlato prima; ma Will non gli aveva parlato della caratteristica calma di lei che fece sentire Jem tranquillo, nonostante il suo desiderio per la droga, o del piccolo sorriso sulle labbra che le illuminava il volto. Doveva essere lì da parecchio, ascoltandolo suonare: la prova che le era piaciuto stava nella sua espressione, nell’inclinazione sognante del capo. “Tu non sei Will”, disse, e subito si rese conto che questa era una cosa terribilmente stupida da dire. Quando lei cominciò a sorridere, lui senti che dalle proprie labbra si apriva un sorriso in risposta – per così tanto tempo Will era sempre stato l’unica persona che voleva vedere quando si sentiva così, ed ora, per la prima volta, era felice di vedere non il suo parabatai, ma qualcun altro, invece.







Che bella !!!!!
Oh.Mio.Jem! xD
Io avevo quest’edizione di CP ma non riuscivo assolutamente a tradurlo… a volte io e il mio inglese non andiamo molto daccordo :)
Grazie mille!! Non so cosa mi sarei persa senza di voi!! *si inchina* grazie, grazie, grazie!! *_*
Will che finisce schiaffeggiato a quasi ogni festa di Natale… *facepalm* perchè la cosa non mi stupisce? :D