Cassandra sta regalando ai propri fans scene tagliate o bonus extra ogni qual volta un suo personaggio passa il turno nell’ormai famoso CRUSH A- TOURNAMENT. E grazie all’Angelo li stanno passando tutti. Ecco qui la traduzione di una scena di City of Lost Souls, che è stata poi rimossa dall’edizione finale. Non leggere se non hai letto in inglese il libro o se non ti piacciono gli spoilers!
“Sono dentro”
Le parole di Clary risuonarono nella testa di Simon, chiare come una campana, nel momento in cui aprì gli occhi. Era disteso sul letto nella stanza degli ospiti di Magnus , le lenzuola tolte di mezzo, a piedi nudi; Isabelle era sparita. Si mise a sedere, massaggiandosi le tempie, e pensò di nuovo a lei:
“Dentro dove?”
“Simon?” La sua voce era debole, sbiadita, come se si stesse allontanando da lui. Si mise a sedere.
“Clary?” Non ci fu risposta. Si mise in piedi barcollando, la bocca secca. “Clary!”
La parola echeggiò nella sua testa come una campana suonata in una stanza vuota. Imprecando, si tolse i vestiti, si mise dei jeans nuovi e un maglione, e se ne andò in soggiorno a cercare la sua tracolla. Aveva un po’ di nausea, come se potesse vomitare. Clary lo aveva chiamato, ma lui non era riuscito a risponderle, cosa sarebbe accaduto se non fosse mai riuscito a contattarla? Cosa se fosse morta o perduta o se quei maledetti anelli non avessero funzionato?Jordan era sdraiato sul futon in jeans e maglietta verde, una tazza di caffè in equilibrio sul suo stomaco. Voltò il capo appena Simon entrò, i capelli scuri riversati sugli occhi
“Il tuo telefono ha squillato tutta la mattina.”
Simon afferrò la sua tracolla, appesa a un chiodo sul muro.”Chi era?”
“Non lo so. Non ho controllato. E’ il tuo telefono. Ricevi un sacco di chiamate, amico”. Simon evitò di sottolineare che non avevano una linea fissa, così che tutti quelli che lo conoscevano lo dovevano chiamare sul suo cellulare. Tirò fuori il telefono e fissò il numero. Un irriconoscibile prefisso 718, qualcuno a Brooklyn. Guardò Jordan.“Avevi – hai visto Isabelle?”
Un piccolo sorriso divertito sulla bocca di Jordan. “Sta facendo una doccia.”
Simon guardò verso la porta del bagno, che era chiusa. Isabelle – Clary – era tutto troppo. Il genere di cose che ti faceva venir voglia di prendere un respiro profondo e stabilizzante, se respiravi. Invece aprì il suo telefono e compose un numero, gli risposero al primo squillo. “Ciao?”
Simon era sbalordito. “Magnus?”
Una risatina. “Ehi, Daylighter”.
“Senza offesa, ma non ho mai visto una tua chiamata prima “.
“Non è proprio una chiamata di cortesia.” C’era del rumore in sottofondo, un mormorio di voci. «Simon, hai -”
“No, voglio dire, non pensavo che usassi davvero il telefono. Piuttosto - che comparissi in un’esplosione di glitter “.
“Hai visto Clary?” disse Magnus, con fermezza. “Affronterei la questione glitter più tardi. Ma Jocelyn è qui con fratello Zaccaria, e “-abbassò la voce – ” Clary non è nella sua stanza ”
Simon si arrese e fece comunque un respiro profondo, giusto per riflesso. “No,”disse. “No, lei non dovrebbe esserci.”
“Ma tu sai dove si trova?”Simon strinse gli occhi chiusi. “Sì”.
Ci fu una pausa. “Penso che faresti meglio a venire qui.”
“Vuoi che porti Isabelle?”
“Isabelle è là?” Magnus sembrava seccamente divertito, nonostante tutto.
“Lei – lei, ah, ci ha trascorso la notte.”
“Alec sarà lieto di saperlo. Forse possiamo fare una gara per vedere chi ti uccide per primo, se lui o Jocelyn.” Magnus ridacchiò. “Hai già detto a Jordan di Luke?”
“No.” Simon aprì gli occhi, Jordan era ancora disteso sul futon, assorto in un voluminoso romanzo di fantascienza. “Dovrei?”
“Lui dovrebbe sapere. E un Pretor Lupus, e questo è un grosso problema per i Figli della Luna. Infatti portalo. Porta tutti i tuoi amichetti. Avrai bisogno di loro!”
Con questo allegro verdetto, Magnus attaccò. Jordan si mise a sedere, accantonando il suo libro. “Cos’è questa storia che mi devi dire -”
Si interruppe, spalancando i suoi occhi. La porta del bagno si era aperta, e in una nuvola di vapore ne uscì Isabelle, i suoi capelli come un nero fiume bagnato lungo la schiena. Era avvolta in un asciugamano rosso che toccava appena la parte superiore delle cosce e le gambe sembravano lunghe chilometri. Entrambi i ragazzi la fissarono.
“Ho i postumi della sbronza”, annunciò, rovesciò i capelli su una spalla, e si avviò verso camera da letto di Simon. Simon guardò Jordan, a cui si erano alzate le sopracciglia fino all’attaccatura dei capelli.






