Carissimi/e Shadowfolks, abbiamo in serbo un bel regalo per voi: alcuni giorni fa, sul blog di una studentessa universitaria americana di nome Lauren, è stata pubblicata quella che dovrebbe essere la versione non definitiva del Prologo di Clockwork Prince, secondo libro della saga di Cassandra Clare The Infernal Devices che, come vi abbiamo rivelato qualche giorno fa, uscirà a Dicembre 2011. Secondo quanto afferma la ragazza sul blog, pare che l’anteprima del Prologo fosse contenuta in un opuscolo che Cassandra ha fatto distribuire ai partecipanti di uno degli eventi del tour promozionale per City of Fallen Angels, tour che Cassie sta facendo in coppia con Holly Black (negli opuscoli infatti c’era anche un estratto da Black Heart della Black). La Clare ha tenuto inoltre a precisare che questa versione del Prologo non è quella definitiva, e che quindi, da qui all’uscita ufficiale del libro, potrebbe decidere di apportarvi delle modifiche, motivo per cui la vendita e la riproduzione della stessa sono assolutamente vietate! Protagonista dell’estratto è Will: l’abbiamo tradotto per voi e vi assicuriamo che, pur non costituendo necessariamente una stesura finale, la scena è già fantastica così! Buona lettura!! ^_^
Prologo
Lo spettro emarginato.
La nebbia era densa, e avvolgeva suoni e immagini: nei punti in cui si dissolveva, Will Herondale poteva vedere la strada bagnata, scivolosa e scura per la pioggia, salire davanti a lui, e sentire le voci dei morti.
Non tutti gli Shadowhunters possedevano il dono di udire i fantasmi, a meno che non fossero gli stessi spettri a decidere di farsi ascoltare, ma Will era uno dei pochi ad avere questa capacità. Nello stesso momento in cui si era avvicinato al vecchio cimitero, le loro voci lo avevano raggiunto in un coro stridulo: lamenti e suppliche, gemiti e sospiri rabbiosi. Quello non era un pacifico luogo di sepoltura, ma Will ne era già al corrente: non era la sua prima visita al cimitero di Cross Bones, vicino London Bridge. Il giovane fece del suo meglio per ignorare il chiasso, alzando le spalle e abbassando la testa in modo che il bavero della giacca riuscisse a coprirgli le orecchie, mentre un velo sottile di pioggia gli inumidiva i capelli neri.
L’ingresso al cimitero era sbarrato per metà: un cancello di ferro battuto posto al centro di un alto muro di pietra tracciava il confine tra i vivi e i morti. Qualunque Mondano fosse passato di lì avrebbe notato le spesse catene che serravano il cancello e l’insegna che indicava la chiusura del sito: erano infatti trascorsi quindici anni dall’ultima volta che qualcuno era stato seppellito lì, ma quel luogo comunque si era conservato e nessuno lo aveva mai profanato. Non appena Will si avvicinò all’inferriata, qualcosa che nessun Mondano avrebbe mai potuto vedere si materializzò attraverso la nebbia: si trattava di un grande battente di bronzo, la forma spettrale di una mano con dita di scheletro. Con una smorfia, Will alzò una mano coperta dal guanto a sollevare il battente per poi lasciarlo una, due, tre volte, un cupo sferragliare che risuonava nella notte come le catene tintinnanti del fantasma di Marley.
Per un lungo istante non accadde nulla. Attraverso il cancello, Will vide solo nebbia, simile a vapore, sollevarsi dal suolo bagnato e nascondere le lapidi insinuandosi fra i lunghi, irregolari intervalli di terreno fra esse. Poi, lentamente, la nebbia iniziò a salire e ad addensarsi, fino a trasformarsi in un lugubre bagliore blu. Will afferrò le sbarre del cancello; nonostante i guanti, poteva quasi sentire il freddo che attraverso il metallo gli penetrava nelle ossa, e rabbrividì. Era un gelo soprannaturale: quando gli spettri si manifestano infatti, si nutrono dell’energia di chi li circonda e privano di ogni calore l’aria e lo spazio intorno a loro. Will sentì i capelli sulla nuca pizzicare e poi drizzarsi appena la nebbia blu cominciò a vorticare, assumendo poco a poco la forma di un’anziana signora che indossava un abito logoro e un grembiule bianco, e teneva il capo curvo in avanti.“I miei omaggi, Mol,” disse Will. “Vi trovo particolarmente bene questa sera, se posso dirlo.”
Lo spettro alzò la testa. La vecchia Molly era uno spirito potente, uno dei più potenti che Will avesse mai incontrato. La sua figura non riusciva a sembrare evanescente nemmeno alla luce della luna che si era aperta un varco fra le nuvole. Era un corpo solido, i capelli mossi che, raccolti in un unico grande boccolo biondo-grigio, le ricadevano su una spalla, e le mani ruvide e arrossate appoggiate sui fianchi. Solo gli occhi erano disumani, due fiamme blu che baluginavano dentro le cavità vuote.
“William Herondale,” rispose lei. “Siete di ritorno così presto?”
Si mosse verso il cancello fluttuando, alla maniera dei fantasmi. Aveva piedi nudi e sudici, nonostante gli spettri non tocchino mai il suolo.
Will si sporse un po’ di più verso l’inferriata. “Sapevate che avrei sentito la mancanza del vostro bel visino.”
Molly sogghignò, le fiammelle nelle orbite che tremolavano, e il giovane intravvide le sembianze del teschio sotto la pelle quasi trasparente. Nel cielo, nuvole nere e tonanti si erano nuovamente ammassate l’una contro l’altra, intrappolando la luna. Will si chiese pigramente che tipo di condotta avesse tenuto in vita la vecchia Molly per giustificare il fatto di essere stata sepolta lì, in quel luogo sconsacrato. La maggior parte dei terrificanti sussurri e delle voci da lui udite appartenevano infatti a prostitute, suicidi e bambini morti alla nascita; a tutti quegli emarginati, cioè, che il camposanto non poteva accogliere. In ogni caso Molly aveva gestito l’intera faccenda in modo da trarne il maggior profitto possibile, quindi forse non gliene importava granchè.
Lo spettro rise sommessamente. “Cosa volete dunque, giovane Shadowhunter? Veleno Malphas? Possiedo l’artiglio di un demone Morax, lucidato con grande cura, e la sostanza letale sulla punta è completamente invisibile”.
“No,” disse Will. “Non è di questo che ho bisogno. Mi servono le polveri di un demone Foraii, magistralmente raffinate.”
Se un fantasma avesse potuto impallidire, la vecchia Molly l’avrebbe fatto; alle parole di Will sembrò infatti che tremolasse, come la fiamma di una candela davanti a una finestra aperta, e quando il ragazzo ebbe finito, volse la testa da un lato e sputò un fiotto di fuoco blu.
Will sospirò, e il suo fiato si trasformò in condensa nell’aria fredda. “Sicuramente,” disse, “non è l’azione peggiore per la quale siate stata pagata, vecchia Mol”.
Andava sempre così, ogni volta. Lei rifiutava, ma dopo estenuanti discussioni cedeva. Magnus aveva mandato Will dalla vecchia Mol in svariate occasioni: in una di queste aveva avuto bisogno di candele nere puzzolenti che gli avrebbero annerito la pelle; in un’altra aveva richiesto le ossa di un bambino mai nato; in un’altra ancora gli erano giovati gli occhi malati di una creatura fatata che avevano finito per grondare sangue sulla sua camicia. La polvere del demone Foraii in confronto sembrava quasi gradevole da reperire e consegnare.
Molly fece scivolare le mani dentro una tasca sul davanti del grembiule: quando le tirò fuori, stringevano una borsetta di panno scolorito, con un avanzo di nastro malconcio a fermarne l’apertura. Scosse la testa, lentamente. “Pensate che io sia pazza,” disse con voce rauca. “E’ una trappola, invero? Voi, un Nephilim, mi sorprendete nell’atto di vendere quella roba e per la vecchia Mol è la fine, non è così”?
“Siete già morta.” Will fece del suo meglio perchè la voce non tradisse alcun sintomo di irritazione. “Non vedo cosa potrebbe farvi il Conclave adesso”.
“Puah.” gli occhi vuoti dello spettro si infiammarono. “Le prigioni dei Fratelli Silenti sono sottoterra e possono ospitare tanto i vivi quanto i morti. Non fingete di non saperlo, Will Herondale.”
Will sollevò le mani in un gesto amichevole. “Non c’è sotto alcun inganno. Certamente avrete sentito le voci che girano sul mondo dei Nascosti. Il Conclave ha cose più importanti da fare del braccare spettri che si dedicano al traffico clandestino di polvere di demone e di sangue di creature fatate.” Si protese ancora di più in avanti. “Vi farò un buon prezzo.” Tirò fuori dalla tasca una borsetta di percalle, la agitò in aria, e il contenuto tintinnò come se si trattasse di monete che sbattevano le une contro le altre. “Corrispondono perfettamente alla vostra descrizione, Mol.”
Un’espressione avida comparve sul volto dello spirito, che acquistò maggiore consistenza fisica, tanta quanta le giovasse per prendere la borsa. Senza perdere tempo, vi affondò una mano per esaminarne il contenuto e, quando la tirò fuori, sul palmo teneva degli anelli: erano fedi nuziali d’oro, unite con un nastro sulla sommità, un nodo che simboleggiava il legame tra i due amanti. La vecchia Mol, come molti altri spettri, era da sempre alla ricerca di quel talismano che, racchiudendo un pezzo del suo passato, costituiva l’ancora che la inchiodava ad una dimensione fisica di cui non faceva più parte: se fosse riuscita a liberarsene, avrebbe finalmente potuto lasciare il mondo terreno in modo definitivo. Nel suo caso, il talismano era la sua fede nuziale. Magnus aveva detto a Will che, secondo alcuni racconti, l’anello era andato perduto da molto tempo, e giaceva sepolto sotto al letto melmoso del Tamigi, ma che in tutti quegli anni Mol aveva accettato qualunque borsa contenesse anelli che erano stati ritrovati, nella speranza che uno si rivelasse essere il suo. Fino a quel momento, però, ciò non era mai accaduto.
Mol sistemò nuovamente gli anelli dentro la borsa, mettendo al sicuro il tesoro che avrebbe eliminato la parte di lei che non era ancora completamente defunta, e in cambio consegnò al giovane un sacchetto piegato con dentro la polvere. Lui lo fece scomparire dentro la tasca della giacca, proprio nell’attimo in cui il fantasma aveva cominciato a brillare e a dissolversi. “Fermatevi, Mol. Non sono venuto solo per questo stanotte.”
Lo spirito vibrò mentre l’avidità lottava contro il suo innato senso di auto-conservazione. “Finalmente”, borbottò. “Benissimo. Cos’altro desiderate?”
Will esitò. Questa cosa non gliel’aveva chiesta Magnus…era qualcosa che voleva sapere per se stesso. “Pozioni d’amore.” disse infine.
La vecchia strillò per il gran ridere. “Pozioni d’amore? Per Will Herondale? Con ciò non voglio rifiutare la vostra offerta, ma un uomo di tali fattezze non ha bisogno di pozioni d’amore, questo è il punto!”
“No,” rispose Will, con una nota di disperazione chiramente percepibile nella voce , “A dire il vero cerco esattamente il contrario…qualcosa che possa mettere fine all’amore per qualcuno.”
“Una pozione che generi odio?” Mol sembrava divertita.
“Speravo in qualcosa di più simile…all’indifferenza? O alla tolleranza?”
Mol sbuffò, cosa soprendentemente “umana” per uno spirito. “Non dovrei essere io a dirvelo, giovane Nephilim, ma se desiderate che una fanciulla vi odi, ci sono strade ben più semplici da intraprendere per far sì che ciò accada. Non avete bisogno del mio aiuto per questioni di così poco conto.”
E con queste parole svanì, piroettando nella nebbia tra le tombe.Will, continuando a guardare nella sua direzione, sospirò.
“Non mi serviva per lei.”, sussurrò sconfortato, quasi in un soffio , anche se una simile precauzione era inutile, dato che non c’era nessuno ad ascoltarlo.
“Mi serviva per me…” concluse infine, abbandonando stancamente la testa contro le fredde sbarre di ferro.






